Lo stato dell’industria italiana

L’Italia è un paese che fa dell’industria uno dei suoi punti cardine. E’ sulla crescita industriale che si è fondata la crescita economica di quest’ultimi decenni ed è proprio tale settore che, spesso, ci ha contraddistinto rispetto al resto del mondo.

Ma oggi, con la crisi economica e con sempre più aziende che fuggono all’estero, l’industria italiana come sta? E’ ancora quel settore trainante che ci permette di guadagnare competitività?

La risposta, purtroppo, ci appare negativa. Rispetto a qualche anno fa, infatti, il settore industriale italiano è in crisi, non riesce ad emergere da una situazione di stallo e difficoltà, e certamente l’abbandono delle più importanti aziende del panorama non aiuta.

Prendiamo la Fiat, ad esempio, che qualche anno fa è diventata FCA e si è spostata a Detroit. Oggi, anche se Mirafiori è tornato un hub operativo, Torino rimane sempre una città orfana di mamma Fiat e chissà se la città riuscirà a sanare la ferita dell’abbandono.

Così come Torino, anche Milano è diventata orfana di un’azienda importante, Pirelli. E’ storia dello scorso anno che l’amministratore delegato dell’azienda, Marco Tronchetti Provera, ha deciso di vendere la “sua” azienda (ereditata nel lontano 1992) ai cinesi di Chem China.

In questo caso, a differenza della storia Fiat, che ha lasciato l’Italia per un discorso di produttività, Tronchetti Provera ha voluto assicurare un futuro all’azienda salvandola dall’acquisizione di aziende più grandi ed economicamente potenti, come Continental.

Prendiamo anche gli ultimi dati sulla produttività industriale, riferiti al primo trimestre 2016. Vediamo un fatturato in calo del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sintomo di una crisi che non accenna a passare. Gli ordinativi, rimasti praticamente inalterati rispetto a febbraio, sono una magra consolazione che ci fa un po’ sperare. A trainare il crollo è proprio il comparto automobilistico, che fa segnare la prima battuta d’arresto dal 2013. Sale l’energia e il settore della tecnologia, mentre scendo anche i beni strumentali, quelli intermedi e quelli di consumo.

Insomma, si tratta di un’industria a più riprese, che non cresce in maniera uniforme e nella quale le battute d’arresto sono maggiori rispetto agli sviluppi.

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